"Hai da fare dopo la lezione? Dovrei parlarti due minuti" mi fa questa sera il tipo alla reception della palestra spaziale.
Ora, analizzando attentamente la sua domanda, e considerando che la lezione di cui parla si svolge dalle diciannove alle venti, il tipo in questione deve ragionevolmente supporre che io, in quanto istruttrice giovane ed aitante, debba in qualche modo avere una vita sociale che si dipana dalle venti in poi, talmente frenetica ed appassionante da potergli dedicare solo due minuti del mio tempo prima di essere irrimediabilmente risucchiata nel vortice della mondanità.
Glielo lascio credere.
"Ma due minuti soli eh?" ammicco misteriosa ed irraggiungibile.
"Tranquilla, poi ti lascio andare!"
Durante la lezione a momenti mi rompo il collo sullo step arrovellandomi su cosa debba dirmi.
Alle venti esatte, sudata ed ormai preda dell'angoscia, mi aggrappo al banco della reception.
Prima di proseguire, occorre rammentarvi che i miei neuroni cerebrali sinaptano ad una velocità che ricorda molto da vicino l'avvicendarsi delle ere geologiche già in condizioni normali, figuratevi dopo sessanta minuti di attività aerobica spinta e la potenza carburante di un misero panino con centocinquanta grammi di fesa di tacchino alle spalle.
Bene.
"Ah, eccoti qui!"
"Dimmi tutto"
"Si, beh, in pratica si tratta di questo. Hai presente Manlio, l'istruttore di Fit Boxe?"
"Aha"
"Si è lussato una spalla"
"Oppoverino"
"Tu le sai indossare queste?" e mi allunga due fasce chilometriche rosse.
"No, perchè dovrei?"
"Perchè inizi domani mattina, ciao."
Al momento in cui scrivo è l'una e mezza di notte.
Fatti due rapidi calcoli, ho ancora una decina scarsa d'ore per guardarmi su Youtube tutti i video d'epoca di Cassius Clay, capire la differenza tra dritto, montante e gancio, provare in salotto usando l'appendiabiti come sacco, imparare ad arrotolarmi le dannate fasce attorno ai polsi senza impedire il regolare flusso e riflusso sanguigno e rischiare così la necrosi degli arti e, se avanza del tempo, dormire.
Sento un impellente bisogno di reincarnarmi.
Sono le testuali parole pronunciate da Fiammetta appena ho spento il motore dello scooter dopo esser passata a prenderla sotto casa ed aver cercato, con successo peraltro, di recuperare il mostruoso ritardo sull'orario di apertura della manifestazione sfrecciando sul lungomare a velocità siderali e slalomando tra le auto in corsa che a momenti mi si scollava pure il delicato florilegio di decorazioni glitter dal parabrezza, ma pure questa, chevvelodicoaffare, è un'altra storia.
Sono le testuali parole pronunciate da mia madre, ma in tono leggermente più isterico, dopo essersi svegliata ieri mattina ed aver realizzato che il figliol prodigo, quello su cui aveva ultimamente riposto tutte le speranze di una riuscita educazione medio-borghese, aveva ricominciato ad avere occhi rossi ed occhiaie mefistofeliche già alle 9 del mattino, mentre l'altra figlia girava allo stesso orario per il corridoio inspiegabilmente vestita come una quindicenne zoccola e psicolabile, prima di andarsi a preparare un cocktail di barbiturici, ma anche questa è un'altra storia.
Sono le testuali parole pronunciate dopo avermi incrociata in corridoio ieri mattina conciata come una Betty Boop dei bassifondi da quello screanzato di Fratello Tossico, che nel frattempo ha mollato Tettedimarmo, ha messo tutta la sua roba nei sacchetti dell'Auchan ed è tornato da mammà, affermando che le donne sono tutte buttane presenti escluse e che deve assolutamente trovare il modo di disfarsi di quell'orribile guardaroba griffato da fighetto acquistato durante i mesi della felice, benchè ormai inesorabilmente conclusa convivenza, ma questa è un'altra storia.
Qualche giorno fa si è tenuto l'incontro con gli organizzatori della manifestazione sportiva per il tradizionale discorsetto etico-moralizzatore pre-gara.
Con un'astuta manovra aziendale, l'evento è stato fatto coincidere con un aperitivo vicino al mare, che voglio dire, pretendere l'attenzione di una trentina di istruttori affamati all'ora di pranzo, per di più nelle immediate vicinanze di vassoioni e vassoioni di tartine tuttigusti, è gia di per sè una gara persa in partenza.
"Dobbiamo trasmettere ai giovani un messaggio positivo!" si infervorava il coordinatore capo "Dobbiamo insegnar loro il valore della sana competizione, il gusto della meritata vittoria e la serena accettazione dell'eventuale sconfitta!" continuava ad eccitarsi mentre io ruminavo vol-au-vent al salmone nascosta dietro al ficus benjamin "Dobbiamo sostenere il loro entusiasmo e ridimensionare la loro ansia da prestazione!"
"Che t'hanno detto alla riunione?" mi chiedono oggi le ragazze, che mi ero prontamente premurata di avvisare.
"Niente, dice che domani mattina all'ingresso, ad ogni spettatore sarà fornito un campanaccio da vacca, così se sbagliate i passi possono fischiarvi come alla Corrida"
E' inutile, adoro quando mi fissano con quegli occhietti terrorizzati.
Mattina (questa), esterno (parcheggio condominiale della zia).
La Svitata, casco ancora indossato, visiera abbassata, auricolari del lettore Mp3 incastonati direttamente nei lobi temporali, musica rock sparata appalla che la estrania totalmente dalla realtà circostante più di quanto non faccia già di suo la psicosi depressiva, si china per agganciare il bloccadisco alla ruota dello scooter.
Al momento in cui scrive, non ricorda bene se stava pure gracchiando We're all stars now in the dope show per emulare l'effetto distorsione di Marilyn Manson, ma spera vivamente di no.
Incastrato il bloccadisco si rimette in posizione verticale, alza lo sguardo e lo vede.
Ad un metro di distanza.
Attorno alle sue spalle, forse per l'effetto retrospettivo della congiuntivite, un'aura di luce celestiale, come quella delle figurine di San Benedetto da Norcia.
Lui muove le labbra.
Svitata "ASPEEEEE NON SENTO NULLAAAAAAAA HO GLI AURICOLARIIIIIII....ah, ciao"
Medico Bonazzo "Ma che ci fai tu qui?" sorriso Giovanni Paolo XXIII
Svitata "Passo a trovare mia zia" non ti sembro tanto Cappuccetto Rosso? "E tu?"
Medico Bonazzo (attimo di suspence) (siete pronti?) "Io ci vivo qui!"
Ora, sorvoliamo sul fatto che io in quel preciso istante visualizzassi perfettamente accanto a me in una sorta di trip allucinogeno una balena che mi incitava Fammi diventare zia!, una carota che mi incalzava Stupralo!Stupralo! ed Elvis con la collana rossa che mi aizzava Chiedigli dell'anello vibrante!, occhei?
Mi guardo un attimo intorno per capire se sono accidentalmente finita in un romanzo Harmony.
Pare di no.
Medico Bonazzo "Allora, come va la congiuntivite?"
Svitata "^__^"
Medico Bonazzo "Sono contento. Ci si vede allora!"
Svitata "^_____^"
Il piccolo pennuto bastardo ci si sta mettendo davvero d'impegno, a quanto pare.
Più tardi.
Svitata "Zia, ma lo sai che il dottore della farmacia abita qui?"
Zia "Lo so"