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Confessioni di una mente pericolosa!
mercoledì, 28 novembre 2007
  Ne rimarrà soltanto uno (ma temo che non sarò io)

Nella sfiga, come in tutte le cose, esistono varie fasi.

C'è la sfiga passeggera, quella brezza che ti soffia attorno per un pò e poi fugge via, quei piccoli contrattempi della vita quotidiana che allontani con un sorriso e chissenefrega.

C'è poi la sfiga più consistente, il furgoncino di sfiga, quello che ti segue passo passo e già lì sono cazzi un pò più amari perchè devi avere una bella dose di ottimismo per dribblarlo e non sentire la sua lugubre presenza alle tue spalle.

Infine c'è la sfiga cosmica, il tir col rimorchio di sfiga. E lì c'è poco da fare, manco ti incazzi più, l'unica cosa che puoi fare è rimanere lì ad osservarla con lo stupore disorientato di un bimbo.

E lei ti stupirà.

Altrochè se ti stupirà!


Ore 8.30 stamattina. Diluvio.

Chemmenefregammè
penso io infilando gli auricolari del lettore MP3 e saltando sullo scooter in preda ad una primaverile fioritura di pensieri positivi mi metto a cantare e manco mi accorgo della pioggia.

Accendo il lettore e si materializza là sullo schermino -attenzione!- esattamente la canzone che avevo intenzione di ascoltare.

Che pare nulla.

Ma normalmente -non so voi- la canzone che ho intenzione di ascoltare si trova invariabilmente quattrocento stramaledettissime posizioni avanti e pigiare su quel microscopico tastino con i guanti a tripla imbottitura di lana merinos è un lavoro che -credetemi- ridurrebbe sull'orlo dell'esaurimento pure un monaco tibetano.

Invece stamattina no.

Stamattina la canzone era già lì.

Guardo verso l'alto. In un attimo tutte le teorizzazioni zen sull'efficacia del pensiero positivo e sull'accentramento dell'energia cosmica nel proprio campo elettromagnetico mi sembrano degne di ossequioso rispetto.

Che culo! penso.

Cioè non proprio che culo per intero. Ero arrivata pressappoco a che cu. La elle ce l'avevo ancora impigliata nel lobo temporale quando il lettore MP3 muore.

Cioè, ma non una lenta agonia, di quelle che ti portano per giorni e giorni a smanettare con i pulsantini, di quelle nutrite dalla speranza di sporadiche resurrezioni dello schermino che ti lasciano intravedere la possibilità di recuperare i tuoi duemilasettecentonovanta preziosissimi file.

No.
Una morte rapida. Inappellabile. Un infarto.



Ore 16.30 Diluvio.
La Svitata ha già fatto in tempo ad inzupparsi la prima volta, spararsi un'ora di palestra, rimettersi sudata fradicia sotto la pioggia per tornare a casa ed asciugarsi sotto il getto del phon pensando che non tutto è ancora perduto.

Si appresta quindi ad uscire nuovamente per la seconda ora di palestra, afferra il suo bell'ombrellino con l'impugnatura a testa di paperetta e via di nuovo sotto il nubifragio.

E' lì che sta aprendo l'ombrellino. Potete quasi vederla. Avete presente -no?- il gesto che si fa per aprire l'ombrellino.

Swiss e si apre la cupola.

Swiss.....e la cupola vola sul marciapiede.

Giuro.
Decapitato.
Nel fiore degli anni.

Guardo la testa mozzata della papera. Lei mi guarda.
I capelli incollati al viso.
La vecchina del palazzo di fronte -possa la falce della morte colpirla quanto prima- che sghignazza.


Sono ancora le 18.30 gente, io sinceramente ho bisogno di un rifugio antiatomico.
Scritto da: lostris18 alle ore 17:41 | link | commenti (72) | commenti (72) (popup)
martedì, 27 novembre 2007
  Le clamorose ecc ecc...


Mezz'ora fa, sala d'aspetto dello studio medico.

La Svitata attende il proprio turno per farsi prescrivere la solita valanga di antidolorifici per la nonnina ottantenne e si sente molto Cappuccetto Rosso, solo in versione isterico-premestruale.

La segretaria risponde al telefono.

"Oh buonasera signora Nicolosi! Una prescrizione? Certo, mi dica il nome del farmaco!"

La Svitata -intanto- osserva l'esercito di novantenni in coda davanti a lei per il vaccino antinfluenzale, tipo che sta gente è sopravvissuta ai bombardamenti della prima e della seconda guerra mondiale, ha patito la fame e la carestia ed ora è convinta di tirare le cuoia per 37 fottutissime lineette di febbre.

"Signora Nicolosi non capisco il nome del farmaco! Xilo...Ximo.."

La Svitata sfoglia Vanity Fair nel tentativo di trafugare il campioncino di crema contorno occhi all'acido ialuronico che pare attaccata con il cemento armato.

"Signora Nicolosi non capisco! Xito...Xigo... Facciamo così, mi faccia lo spinning!"

Visualizzare la novantenne signora Nicolosi mentre pedala in scaldamuscoli leopardati e grida a tutta dentiera Datemi una X! Datemi una I! Datemi una M! è un attimo.


Dalla risata che mi è deflagrata in gola avranno tutti comprensibilmente ipotizzato che nel mio esile e tonico corpicino albergasse l'anima dannata del mostro di Milwakee.

Scritto da: lostris18 alle ore 17:13 | link | commenti (14) | commenti (14) (popup)
  Camomillatemi!


"Mamma che gli prende di nuovo a sto maledetto pc? Tu lo sai?"

"Ah si, me n'ero dimenticata!"

La brezza gelida dell'oltretomba comincia ad accarezzare delicatamente le mie spalle.

"Ti eri dimenticata...di cosa?"

"L'altro giorno ha telefonato una signorina tanto simpatica. Mi ha dimostrato scientificamente che il nostro piano telefonico era sconveniente e mi ha convinta a passare al suo operatore! Poi, dai, era anche arrivata l'ora di cambiare qualcosa in questa casa!"


Così.

C'è gente che quando è in vena di cambiamenti si tinge i capelli come una baiadera del Mouline Rouge, chi manda curricula ai quattro angoli del globo per essere assunta come Babba Natala nei centri commerciali (i due esempi sono da considerarsi puramente casuali) e chi invece cambia operatore telefonico così, amminchia.

"L'unico problemino è che, nel passaggio, rimarremo per qualche giorno senza collegamento Internet"

"PROBLEMINO?"

Essì che mi aveva vista l'ultima volta divorata dal delirio catatonico e dalla farneticazione mistica.


All'internet point hanno accolto il mio ritorno come quello del figliol prodigo.

E siccome i pc protetti da vezzose cortine di plexiglass a tutela della privacy erano tutti occupati, m'è toccato l'open space.

QUINDI, RAZZA DI IDIOTA COL MAGLIONE ROSSO, LO VEDO CHE E' UN QUARTO D'ORA CHE STIRI IL COLLO COME UNO STRUZZO PER LEGGERE QUELLO CHE SCRIVO.

Scusate, sono un pò nervosa.

Scritto da: lostris18 alle ore 12:06 | link | commenti (69) | commenti (69) (popup)
lunedì, 26 novembre 2007
  ULTIM'ORA

Interrompiamo le trasmissioni per darvi una tragica notizia: dalle ore 18 di questo pomeriggio la linea ADSL della Svitata, in arte Lostris, è di nuovo caduta. Scene di panico tra i navigatori della rete, e tentativi di suicidi di massa sono segnalati tra gli utenti di Splinder. Dal Viminale si invitano i lettori a mantenere la calma. Ripeto: mantenete la calma, i tecnici Telecom in collaborazione con le unità di crisi della Protezione Civile sono già al lavoro per ripristinare il normale funzionamento della linea e la conseguente ripresa degli aggiornamenti di questo blog. Per maggiori approfondimenti sulla situazione la redazione del TG1 invita a seguire la puntata di stasera di Porta a Porta, dove è già stato allestito un plastico del cubo sul quale si esibisce abitualmente la Svitata.

AGGIORNAMENTO: TeleZeus International è lieta di annunciare che la Svitaddiesselle è stata correttamente ripristinata. Va ora in onda una retrospettiva dal titolo: "La Porno Svitola, ovvero, mai fidarsi degli dei", carrellata di video e foto rigorosamente taroccate. Se ne sconsiglia la visione ai minori, ai minorati, e agli amanti di Federica, la mano amica.
Scritto da: lostris18 alle ore 20:23 | link | commenti (15) | commenti (15) (popup)
mercoledì, 21 novembre 2007
  Il Numero Gold di Astra

Non so voi ma io, con l'approssimarsi della fine dell'anno, vado in fissa -
Rita direbbe anche mi flippo il cervello- con le previsioni astrologiche.


Se per tutti gli undici mesi riesco a mantenere un calibrato e dignitoso atteggiamento mentale razionalista, come scatta il primo dicembre mi si aprono le cateratte del misticismo new age e comincio a ragionare di quadrature astrali, ascendenti e temi natali che sembro la pronipote schizofrenica di Nostradamus.

Non so perchè.

Sarà che a Dicembre c'è nell'aria quella sensazione di bilancio, quella smisurata aspettativa che si crea intorno alla fatidica notte del trentuno, quando proietti su quel metaforico tappo che salta tutta la tua ansia di rinnovamento, salvo poi ritrovarti a mezzanotte e cinque -quando ancora il fottuto medley del trenino si trova nel clou di Oh meu amigu Charlie Brown- più scontenta di prima perchè -comprensibilmente- la vita non è mutata radicalmente in cinque minuti come avevi supplicato quasi in lacrime durante il conto alla rovescia, non sei diventata alta e bionda, le banconote da cinquecento euro -esistono, vero?- non traboccano dalla tua borsetta e per di più stai ballando come una deficiente con una trombetta in bocca ed un vestito sicuramente troppo leggero e ti stai chiedendo quanto ancora dovrai soffrire prima di poterti sfilare quello stramaledetto tanga rosso con i ricami in lurex ispidi come la retina per scrostare le padelle e rientrare finalmente nel tuo meraviglioso pigiama di pile col coniglio.

Si, a me il capodanno piglia un filino male, lo so.

Più probabilmente, però, l'evento dirompente di Dicembre si verifica attorno al diciotto, quando esce in edizione limitata il mitico Numero Gold di Astra con le previsioni per tutto l'anno nuovo.

Roba che a mezzanotte c'è già una fila davanti all'edicola che manco all'ufficio immigrazione.


Il Numero Gold di Astra, non diciamo cazzate, le becca tutte.

Si può dubitare della validità degli assiomi della geometria razionale, ma non di quello che c'è scritto sul Numero Gold di Astra.


Io ne sono la prova vivente e vi spiegherò il perchè.

Correva il giorno diciotto dicembre duemilasei quando, come ogni anno, mi accingevo a sfogliare il mitico Numero Gold chiusa in un mistico silenzio di sapore iniziatico, dopo aver vinto il rituale sorteggione in famiglia per accaparrarsi il diritto di leggere per primo il proprio segno.

Tipo che un anno io e mia madre arrivammo alla drastica decisione di acquistare ben due Numeri Gold per poterci immergere in sacrosanta, beata, solitaria lettura una nella vasca da bagno (io) e l'altra sulla tazza del cesso.

Otto euro totali per poter leggere lo stesso giornale a trentacinque centimentri di distanza una dall'altra.

Ma comunque.

Torniamo all'anno scorso.

"Senti qua, Mà" sghignazzavo io "Quest'anno Astra ha toppato su tutto!"

A me, spensierata mogliettina con la testa piena di sogni e di progetti, con una vita futura pianificata nel più piccolo dettaglio, dalla nascita di profumati pargoli urlanti all'acquisto di un classico 150 mq fuori città con divano ad angolo, pandistelle a colazione e tutto quanto, a me il Numero Gold Duemilasette vaticinava una serie di cataclismi unappressallaltro che mancapoco ci trovassi scritto Attaccatevi alla canna del gas che vi levate il pensiero.

Disastri amorosi, un divorzio dato cento a uno al botteghino che l'editore era disposto a metterci i soldi di tasca sua e decapitare il suo primogenito, pruriginose questioni legali, tracolli fisici, avvoltoi che giravano sulla mia testa pronti a cibarsi della mia carne morta, pianeti che mi voltavano il culo e si impegnavano a rendere l'anno che arrivava un concentrato di colossale, spropositata, formidabile, inconcepibile, stupefacente, inimmaginabile sfiga.

Mancava solo la nera signora con la falce, ma siccome siamo ancora al 21 novembre e devo cercare di sopravvivere la bellezza di altri quaranta giorni, invito calorosamente l'affezionato pubblico maschile a darsi -per me- una consistente ravanata laggiù che non si sa mai le cose della vita.



"Ti rendi conto Mà? Un divorzio! Io! Ahahahahah!"

Ridi, ridi, mbecille.

Tipo che Giove l'ha presa sul personale che manco se avessi dato del puttanone nigeriano alla sua mamma.

Il divorzio è giunto, insieme a lui uno tzunami di sfighe che a raccontarle mi piglia male, l'editore di Astra ha sbancato il botteghino ed ora vive su una spiaggia delle isole Fiji -se lo portasse il diavolo- mentre il suo primogenito è in psicanalisi freudiana spinta.



Io, vi giuro, al pensiero del diciotto dicembre non chiudo occhio la notte.
Scritto da: lostris18 alle ore 20:31 | link | commenti (78) | commenti (78) (popup)
martedì, 20 novembre 2007
  Nine inch nails

Ho resistito finchè ho potuto.

Saranno -quanti?- due anni ormai che ad ogni angolo della città spuntano come funghi centri di ricostruzione unghie affollati che pare il banco salumeria della Coop.

Queste sono matte
pensavo io fissando sbalordita quelle unghie infinite e perfette, disseminate di stelline, cuoricini, paillettes, stelle filanti, orsacchiotti e paperette.

Di fronte a quello sfoggio di finta cheratina, a quell'ostentazione del superfluo, a quella celebrazione del vacuo, io esibivo fieramente le mie unghiette austere come un vessillo di purezza.

Un gonfalone di virtù.

Uno stendardo di genuinità.



"C'è la promozione prenatalizia questo mese, cinquanta euro di sconto" mi fa l'estetista.

"Prenotami per martedì"



E martedì è giunto.
Alle undici prenderò posto su quella poltroncina e mi sacrificherò come una vergine all'altare del fashion.




Se da domani non potrò più digitare a causa dei miei artigli glitterati, sappiate che vi ho amato tanto.


Scritto da: lostris18 alle ore 00:56 | link | commenti (44) | commenti (44) (popup)
lunedì, 19 novembre 2007
  Piccole dittatrici crescono

Al duecentocinquantesimo addominale, mentre io ancora urlavo Insomma la volete o no questa tartaruga? e la sala era disseminata di corpi esanimi che pareva la spiaggia della Locride dopo la battaglia delle Termopili, oggi pomeriggio una alza la testa e mi fa "A te ti picchiavano da bambina, vero?"

"Zitta e lavora!" le ho risposto.


L'ebbrezza del comando mi sta decisamente dando alla testa.

Scritto da: lostris18 alle ore 23:29 | link | commenti (9) | commenti (9) (popup)
  A Quattàra

A quattàra
è il tipico recipiente di terracotta della Sicilia rurale, da millenni usato dalle contadine dell'entroterra per trasportare acqua o vino, ed egregiamente raffigurato nelle carte da gioco -siciliane appunto- nelle fattezze dell'asso di coppe.

Mettersi a quattàra equivale quindi ad assumere quella peculiare postura inquisitoria con le mani sui fianchi, tipica manifestazione psicosomatica dello sclero imminente.

Che da quando sono rientrata in patria mi sono data allo studio della tradizione.

Tornare al materno ostello dopo la separazione, però, è stata una delle esperienze che più hanno disturbato il mio -già di per sè-  fragile ecosistema neuronale negli ultimi tempi.

Ricominciare, tanto per capirci, a condividere gli spazi vitali con un essere umano che per il solo fatto di averti donato ventitrè dei suoi cromosomi si sente in sacrosanto diritto di decidere della tua vita e della tua morte, tutto questo dopo aver sperimentato la meravigliosa sensazione di guardare la montagna di piatti che hai sporcato a casa tua per friggere un fottutissimo uovo, pensare chemmenefrega e uscire ticchettando sulle decoltè, è qualcosa di psicologicamente devastante.

Davvero.


"Sono salita in camera tua!" mi fa ieri mia madre con il tipico tono mammesco che istintivamente ti fa sentire quella sensazione di gelo alla base del collo e ti conduce passo passo attraverso una suggestiva esperienza di premorte.

Intanto si mette a quattàra.

"A fare che, scusa?" domando io che di natura sono poco propensa alla condivisione degli spazi, specialmente di quelli palesemente delimitati da trincee di stivali e plotoni di calzini spaiati.

"Tu non puoi tenere la stanza in quello stato lì!"

Mi guardo intorno con circospezione cercando di capire se inavvertitamente sono tornata indietro nel 1986.

"Guardami in faccia quando mi parli!"

"Se sei sinceeeeeraaaaa....se non mi guardi quando mi parli non sei sicur....."

"Insomma!" esclama lei interrompendo la mia esibizione e dandomi il tempo di prepararmi alla frase più raccapricciante pronunciata da bocca materna dai tempi di Medea ai giorni nostri "Ti rendi conto che il casino apocalittico che regna nella tua stanza rispecchia perfettamente la tua confusione esistenziale?"

"Apposto Mà, quante volte ti ho detto che non devi toccare quei fottuti libri?"



Adesso qua la questione è seria per davvero.

La fuga si rende necessaria.

Non mi resta che lanciare un accorato appello.

C'è mica tra di voi qualcuno disposto a subaffittare a me e Susi, diciamo occhieccroce quindici metri quadri?

Siamo piccoline, non sporchiamo (almeno non Susi), siamo affettuose, all'occorrenza c'avete già in casa una personal trainer ed una psicanalista ad orientamento junghiano e poi, adesso, modestia a parte gente, ma so fare una crostata pere e cioccolato con la pasta frolla che si scioglie in bocca ed una spolverata di zucchero a velo vanigliato che, ve lo garantisco, vi leccherete i baffi.

Scritto da: lostris18 alle ore 17:34 | link | commenti (41) | commenti (41) (popup)
venerdì, 16 novembre 2007
  Chiamatemi Ariel

"Voglio quello."

"QUELLO?"

"Quello."

"Và che non l'ho ancora sperimentato su capelli umani, mi firmi una dichiarazione in cui ti impegni a non querelarmi"

"Occhei"


Quattro ore gente. Come un'operazione a cuore aperto.

Il risultato può agevolmente riassumersi come segue: prendete due fragole, spappolatele, aggiungete una spolverata di palle di vischio, una bella cucchiaiata di marmellata di amarene, ducento grammi di cartello di stop tritato fino e su tutto una bella colata di sangue fresco di cinghiale giovane.

Che se dura fino a Natale vi faccio una promessa.

Il primo -udite udite- che si prenota quaggiù nei commenti mi avrà tutta per sè la notte della vigilia.

Prendo il treno e vi raggiungo ovunque voi siate.

Con un rametto di biancospino e due pigne infilate nelle orecchie vi siete aggiudicati un centrotavola per il cenone fa-vo-lo-so.









Scritto da: lostris18 alle ore 20:59 | link | commenti (75) | commenti (75) (popup)
giovedì, 15 novembre 2007
  Deus ex machina

Il deus ex machina -lo sapete, no?- nella tragedia greca era quell'escamotage grazie al quale, nel momento in cui l'intreccio narrativo si faceva più tortuoso e non si sapeva più che pesci pigliare, una soluzione calava dall'alto e mandava tutti a casa felici e contenti con la cofana dei pop corn ancora a metà, che non s'è mai visto essere umano dai tempi di Omero ai giorni nostri che è riuscito a finire i pop corn al teatro.

Ma dall'alto mica per dire.

Nel mezzo della rappresentazione, mentre il pubblico si stava facendo il culo quadrato sui gradinoni di marmo del teatro e c'aveva due coglioni tanti a furia di sentir di lamenti e di sciagure, che ormai lo spettatore che gli stava seduto davanti li usava a mò di cuscino per schiacciare una pennichella (i coglioni dico), un attore -fortunello- che impersonava una divinità veniva fatto calare dal tetto imbracato come un salame di Castelnovo Monti e con voce alta e stentorea annunciava una soluzione che risolvesse in men che non si dica tutto il bordello.

C'era, per esempio, quell'Ippolito lì, il figlio adolescente e belloccio di Teseo, che s'era consacrato ad Artemide -la vergine cacciatrice- perchè lui nella vita voleva solo cacciare i caprioli nei boschi, e di andare in giro a circuire ninfe e ninfette non gliene importava una sega.

Se l'era messo praticamente sotto sale.

Afrodite, la dea dell'amore sensuale, l'aveva presa un tantino sul personale, che dea quanto vuoi, ma sempre di femmina isterica si trattava e noi lo sappiamo che, quando un uomo volta il culo ad una femmina, quella lo elegge seduta stante a padre della sua progenie.

Ora ti sistemo io bellino!
fa Afrodite e mette alle calcagna di Ippolito nientemeno che la sua matrigna Fedra, quella sventolona della moglie di suo padre, che si riscopre suo malgrado innamorata di quello gnoccolone quasi sicuramente impotente del suo figliastro.

Ma siccome nelle tragedie greche -come ai giorni nostri d'altronde- le femmine mica sono normali, a quella che gli dice di fare il cervello?

Adesso acchiappo carta e penna pensa Fedra anzi no, acchiappo papiro e penna d'oca che carta e penna non li hanno ancora inventati, scrivo una bella letterina diffamatoria su quel broccolo del mio figliastro, lo faccio cacciare dalla città tra ali di folla sputazzante, dopodichè piglio e mi suicido.

Non fa una piega, no?

E così fa.


Anvedi sta stronza della mia matrigna pensa Ippolito.

Anvedi sto stronzo di mio figlio pensa il suo babbo Teseo che niente niente era rimasto vedovo così, tra capeccollo Adesso sai che faccio? Citofono a Poseidone e vedo se me lo fa schiattare un attimo travolto da un mostro marino.

Anvedi che famiglia di stronzi
pensa Artemide che nel frattempo aveva perso il suo unico fan adesso mi calo dall'alto come un salamino di Norcia e spiego a tutti quant'era calòs cai agatòs quel porello di Ippolito e metto tutto a posto.

Vualà.
Detto fatto.

Come se in Beautiful calasse dall'alto Madre Teresa di Calcutta imbracata stile Mission Impossible -ta na naaa ta na naaaaa- e sparasse finalmente un colpo di rivoltella in mezzo alle tonsille di Stephanie con buona pace di tutti i telespettatori -me in primis- che l'applauso che ne verrebbe fuori lo sentirebbero pure su Alpha Centauri.


Ma che s'è scolata oggi la Svitata che è andata giù con tutta sta tiritera mitologica?

Adesso vi spiego.

Tutto questo post doveva essere semplicemente un prologo per dire che c'ho l'influenza e di scrivere non me la sento tanto, visto che mi ritrovo i neuroni cerebrali a letto col Tachiflu dec.
Allora la catena di Rita, quella che m'aveva passato e che mi permetteva di scrivere con poca spesa e massima resa un intero post sui cinque libri più belli che avessi mai letto, mi pareva come un deus ex machina appunto.

Solo che ora il prologo s'è fatto troppo lungo e per i cinque libri mi tocca scrivere un post a parte.



No, sul serio, non devo stare a posto col cervello io.



Scritto da: lostris18 alle ore 14:55 | link | commenti (38) | commenti (38) (popup)
mercoledì, 14 novembre 2007
  Via, su.


Andate a rispondere a codesto quesito.

(e già che vi trovate, date un'occhiata pure al blog)


Scritto da: lostris18 alle ore 22:06 | link | commenti (19) | commenti (19) (popup)
  Virtual Insanity

Che serata gente!

E dire che ero già lì pronta col pigiamone azzurro, pesantemente aromatizzata al muschio bianco e psicologicamente preparata alla visione de Il Cuore Altrove, che adesso ho deciso di mettermi al passo con la cinematografia d'autore e c'ho il mulo che scarica abbestia notteddì che la pirateria sarà pure un reato, ma a conti fatti questo mese ho già risparmiato cinquemilasettecento euro e quarantacinque centesimi.

Faccio un saltino veloce sul blog penso solo per leggere i commenti.

Se.

Tempo trenta secondi mi trovo avviluppata in una conversazione multitasking distribuita su tre-quattro blog che la mia capacità di dattilografia è passata in un'ora dal livello bradipo autistico a quello stenografa del G8.

E che conversazione!

Da una parte il temerario Uein che aizzava il Padredeglidei, il quale ha dato libero sfogo alle sue velleità di femmina isterica e si è lanciato in una spietata controffensiva al vetriolo da lasciarci le tonsille a furia di ridere a raglio di ciuco.

Dall'altra Rita che si lamentava di non poter lasciare il piccì nemmeno per espletare le normali funzioni fisiologiche e sempre Zeuss che ha scritto, si presume, fino all'una di notte con la giacca indosso per non perdere tempo a sfilarla via.

Su tutti, l'imperturbabile Boston che disquisiva in solitario ed autonomo equilibrio zen sulla stroncatura poco obbiettiva di un critico musicale nei confronti dei Led Zeppelin.

Tipo che c'avevo la U, la H e la A ormai tatuate ad imperitura memoria sulle impronte digitali.


Roba che uno potrebbe pensare ammazza che sfigati.

Roba che un altro potrebbe rispondergli tu non sai che ti sei perso.

Roba che io continuo a cercare di rimanere con i piedi per terra, ma più passa il tempo e più il mio istinto mi dice che dietro alcuni nick c'è gente per cui, pur di sedermi ad un tavolo insieme a loro, con una birra in mano e una cofana di noccioline americane, sarei quasi disposta a pagare denaro contante.


Scritto da: lostris18 alle ore 17:00 | link | commenti (27) | commenti (27) (popup)
martedì, 13 novembre 2007
  Le clamorose figure di merda della Svitata

Certe volte penso con genuino struggimento a quei poveri comici di Zelig che -magari- per partorire i loro esilaranti monologhi (mica sempre esilaranti, eh? Quest' anno, per esempio, il venerdì sera mi sto facendo di quelle dormite....Si, ho detto venerdì sera. Vabbè sorvoliamo) devono stare lì a spremersi le meningi per intere nottate.

Tipo che gli basterebbe camminare fianco a fianco con me per ventiquattr'ore scarse ed entrerebbero in possesso di materiale comico per le prossime cinque edizioni minimo minimo.

L'altro giorno, per dire, mi trovavo in libreria.

Adesso io lo so cosa state pensando.

Che palle di vita c'avrà mai sta Svitata che le sue dodici ore le passa sei alla libreria Mondadori di piazza Roma a depositare centinaia e centinaia di euro nelle tasche già gonfie di quella brutta arpia della figlia primogenita di Berlusconi (che solo a scriverlo l'orticaria mi piglia), e le altre sei a sudare sangue in palestra per costruirsi un fisico scultoreo che tanto nessun uomo vedrà mai?

Marò, che detto così mi sono depressa da sola.

Ma comunque.

Stavo narrandovi dell'altro pomeriggio, quando, varcata la porta scorrevole ed ammessa in quel santuario profumato di carta stampata, comincio a girellare gaia tra i banconi stracolmi.

Che poi gaia no, perchè quando si entra in libreria si assume naturalmente la tipica espressione dell'intellettualona anarchica che guarda dall'alto del suo erudito piedistallo le povere quindicenni che pagano ancora otto euro per portare a casa la copertina verdolina di Siddharta dell'Adelphi con l'espressione tipo Suvvia tesoro, aggiornati!

Insomma stavo lì.

Stazionavo immobile davanti al reparto Filosofi Presocratici cercando con la coda dell'occhio di capire se l'ultimo della Kinsella era finalmente uscito in edizione economica, quando il mio finissimo apparato uditivo registra una evidente anomalia nella filodiffusione.

Nell'aria si sprigionavano inconfondibilmente le note di With or Without You degli Udue e contemporaneamente quelle de La Pimpinella dello Zecchino d'oro.

Per farvi capire, mentre Bono Vox intonava And you give yourself awaaay, una probabile seienne infiocchettata gorgheggiava giuliva La capretta bruca senza troppa fretta, l'erba verde le sfiora la barbetta, la pimpinella le sembra mortadella, dopo la lattuga c'è la finocchiella.

Occhè vorrà mai dire tutto ciò mi chiedevo io mentre accarezzavo la copertina di Vita e Opere di Anassimene di Mileto vorranno mica stordirci?

Accanto a me era parcheggiato un barbuto e affascinante cinquantenne, probabilmente un professore di filosofia del liceo, a cui cercavo di comunicare visivamente tutto il mio indignato disappunto per il fastidio che quel cacofonico abbinamento musicale arrecava alla nostra sincera e viscerale sete di sapere.

Il filosofo risponde alla mia occhiata.

Mi sento compresa.

Sento che le teorizzazioni di Kohut sul bisogno innato di empatia nel rapporto interpersonale hanno un senso profondo. (sto leggendo decisamente troppo)

Poi, improvvisamente, il filosofo mi sorride.





E mi fa "Signorina, ma non risponde al telefono?"


---------
Update
Per farvi capire meglio.


 


Scritto da: lostris18 alle ore 15:38 | link | commenti (121) | commenti (121) (popup)
lunedì, 12 novembre 2007
  Rita ti odio!


(o ti amo, fai un pò tu!)

Scritto da: lostris18 alle ore 16:54 | link | commenti (25) | commenti (25) (popup)
venerdì, 09 novembre 2007
  Sulle palle

Da quando -nella palestra che frequento di pomeriggio- hanno introdotto l'uso delle Fit-ball, in quella sala non si ragiona più ed il tono delle conversazioni nel gruppo delle quarantenni (ripeto QUARANTENNI) si è abbassato al livello di una bettola alcolica di periferia.

"Svity, insomma, le tiri fuori o no ste palle? Ihihihih..."

"Lucia fai poco la spiritosa che l'altro giorno mi sei caduta dalle palle! Ghghghgh..."

"Daniela i miei complimenti, come stai sulle palle tu nessuno! Fhfhfhfh...."

"Eleonora taci e rimbalzami sulle palle! Uhuhuhuh...."

"Oh ragazze piano che mi state sfondando le palle! Mhmhmhmhmh...."




Un pugno di coglionazze, ne prendo atto.


Scritto da: lostris18 alle ore 19:40 | link | commenti (21) | commenti (21) (popup)
  Como duele el corazon

Prendete la vostra mano sinistra.

Ok?

Adesso ruotatela completamente verso l'interno, fino a trovarvi faccia a faccia con le vostre nocche e in modo da poggiare il mignolo contro il petto.

Ok?

Adesso date inizio alla sacra liturgia della French limandovi l'unghia del pollice -sinistro- e servendovi preferibilmente di una limetta di ferro, dalla punta acuminata come una lancia cerimoniale Navaho.

Ma state attenti, perchè nell'entusiasmo della limatura, mentre canticchiate Under my Umbrella ella ella E E E, potreste accidentalmente pugnalarvi quasi a morte proprio all'altezza del muscolo cardiaco, ululando tra indicibili sofferenze e sfregiando il vostro decoltè per almeno una settimana, che trascorrerete alternando abluzioni effervescenti di acqua ossigenata e vezzosi scioglilingua indù.

Non lo credete possibile?


Lo è.

Scritto da: lostris18 alle ore 15:24 | link | commenti (13) | commenti (13) (popup)
giovedì, 08 novembre 2007
  Fumata bianca (e non parlo di me)

Annuntio vobis gaudium magnum.
Habemus Alicem.



(cazzi vobis)
(LOL)


Scritto da: lostris18 alle ore 19:19 | link | commenti (20) | commenti (20) (popup)
  Che succede alla Svitata?

Chi in questi giorni ha immaginato la Svitata immersa di notte in una divertentissima e movimentata vita mondana a base di balli sfrenati in locali alla moda, flirtaggio selvatico con maschioni siculi e soddisfazione di vizi vari ed eventuali e di giorno avviluppata in interessantissime attività ludiche e ricreative, a base di incontri con gente culturalmente intrigante e caratterialmente affascinante, ha preso -sappiatelo- un granchio colossale.

Il seme della zitellaggine ha trovato un humus ottimale di riproduzione nella mia innata -ci credereste?- misantropia e  sta germogliando nella sua forma più rigogliosa e lussureggiante.

Che io adesso trovi estremamente goduriosa la visione notturna in poltrona di oscuri divuìcs, con gli auricolari alle orecchie, Susi appollaiata sulla pancia ed i calzini a righine colorate io lo trovo quantomeno preoccupante.

Che i miei ultimi acquisti, una minigonna country di jeans tutta svolazzante e un paio di stivali rossi da amazzone giacciano tuttora sul fondo dell'armadio con il loro bel cartellino del prezzo ancora attaccato, mi pare sinceramente allarmante.

Passi pure per la ritrovata sete di lettura che mi spinge a divorare a tempo di record interi volumi e volumetti  -spesso accompagnati da misteriose tisane zen- e a sottolineare con le mie vecchie matitine colorate tutte le frasi che mi paion degne di nota e di riflessione.
Un minimo -ma proprio un minimo eh!- di cultura in più che dànno potrà mai arrecare alla mia conturbante immagine sexy?

Ma che oggi sia entrata per l'ennesima volta in libreria con i tremori tipici della sindrome conclamata di astinenza e ne sia uscita cinque minuti dopo con occhi famelici e la mia copia dei Vangeli Apocrifi sotto il braccio mi risulta, perdonatemi, francamente inquietante.

 

Scritto da: lostris18 alle ore 17:00 | link | commenti (17) | commenti (17) (popup)