
E' chiaro che vi scrivo ancora dall'internet point, no?
"Mi dispiace signora, il suo danno non è stato ancora riparato"
"SIGNORINA"
"Signorina"
La piastra è stata spedita al centro assistenza, giace esanime sul tavolo operatorio di qualche tecnico informatico che, evidentemente, non ha preso sul serio l'ipotesi di un danno permanente al mio già precario sistema nervoso.
Il luogo che prima aveva solleticato così soavemente il mio romanticismo evocando nei corridoi del mio subconscio l'immagine di quei caffè letterari della Parigi ottocentesca -l'internet cafè appunto- si è ben presto tramutato in quel che è in realtà, una stanzona affollata ed insopportabilmente surriscaldata con tutte quelle ditine isteriche che ticchettano sulle tastiere, che io mi alzerei in questo preciso istante, andrei lì e gli chiederei uno per uno MA CHE CAZZO SCRIVETE, RAZZA DI IMBECILLI!
Tipo sto deficente seduto a meno di trenta centimetri da me.
Guardalo lì.
A cosa pensava quando si è pettinato i capelli in quel modo?
Vuole forse uccidermi con questo dannatissimo profumo?
Non si è accorto che le giacche cachi non compaiono nelle collezioni pret-a-porter da almeno quattro stagioni?
Col Bonazzo del caffè invece le cose sono cambiate.
Però è una torbida storia di sesso, non mi pare il caso.
Dai, via, vi racconto.
Io vi avviso però, se vi trovate in un luogo pubblico, se siete in ufficio e lavorate in quegli enormi open-spaces, evitate di ansimare troppo violentemente.
E mandate a letto i bambini.
Ci siete?
Bene.
Allora, poco fa stavo lì come al solito ad agitare la mia bustina di zucchero di canna quando il Bonazzo si decide improvvisamente a favellare, mi scocca un sorriso carico d promesse, mi fa "Aspetta!" e sparisce sotto al bancone.
In quei trenta secondi io mi specchio tra una Moretti e un Chinotto, mi spettino le chiome, mi ripasso il mascara ed il lucidalabbra, mi pusho il push up e decido che il nostro cane (un carlino nero) si chiamerà Mohijto.
Il Bonazzo ricompare e -attenzione!- nel posare sul mio piattino una pallina avvolta nella carta rossa luccicante, l'estremità del polpastrello del suo indice destro sfiora per un millesimo di secondo la falange del mio mignolo sinistro!
Lo guardo sconvolta.
"Il chicco di caffè!" esclama lui con un sorriso.
Non so se capite.
Un fottuto, amarissimo chicco di caffè avvolto da -occhieccroce- 47 calorie.
Fondenti.
La Svitata, nei giorni passati, ha festeggiato l'onomastico.
Della tendenza qui al Sud di festeggiare tutto, pure l'anniversario della castrazione del gatto, pure il centenario del varo del traghetto Caronte vi avevo già parlato, no?
Bene.
Ma come si chiamerà in realtà La Svitata?
Andiamo ad analizzare insieme le ipotesi.
23 Ottobre- Sant'Orsola martire.
Orsola la Svitata. Orsola è un pò in sovrappeso. Un pò zia. Un pò di quelle che prepara ancora la cotognata negli stampini di terracotta e te la offre insieme al the alla carrubba.
Orsola adora l'uncinetto, il decoupage e quei quadri di velieri nella tempesta ricamati a punto croce. Ovviamente Orsola è perennemente zitella.
24 Ottobre- San Donato Vescovo.
Donata la Svitata. Già fa rima. Donata è una brava ragazza. E' assennata, posata, riflessiva, si trucca poco e va in giro con una vecchia borsona di tela verde militare con dentro quattro libri di Paulo Coehlo e il Moleskine. Donata è seria, non si lancerebbe mai in una storia di sesso sfrenato, lei cerca l'amore vero. Donata rompe un pò le palle, via.
25 Ottobre- Santa Maria Salomè.
Maria Salomè la Svitata. Maria Salomè è un pò un controsenso, un ossimoro se proprio la vogliamo sparare grossa e far capire che abbiamo frequentato il liceo classico. Perchè da una parte c'è questo Maria così virginale, così puro, così materno e casto. Dall'altro c'è quel Salomè che, non so voi, ma a me fa venire in mente solo una sgualdrina in abiti orientali rosso fuoco che danza a piedi nudi e muove i fianchi facendo tintinnare la cintura con le medagliette. A me Maria Salomè garba parecchio.
26 Ottobre- Sant'Antonio Maria Claret.
Antonella la Svitata. Antonella è dolce. Caramella. Antonellina. Caramellina. Capito no? Antonella è bassina, è l'amica ideale. La chiami per sfogarti e Antonella c'è. Ti ascolta in silenzio, assorbe il tuo malumore come la cartapaglia Foxi, asciuga le tue lacrime come un Lines Seta Ultra con ali vive. Infine ti sorride e ti rimette al mondo. Adesso, sul serio, non posso essere io!
27 Ottobre- San Crispino martire.
Crispina la Svitata. Come una roba fritta. Via, non ce la faccio.
28 Ottobre- Santissimi Simone e Giuda.
Giuda la Svitata. Io, ve lo dico, pagherei denaro contante per chiamarmi così!
E' chiaro che chi SA è pregato di sghignazzare in silenzio, grazie.
L'ho rivista.
Un tuffo al cuore ed immediatamente il mio pensiero va ai miei, ai nostri undici anni.
Una di quelle storie che si raccontano solo nei film, nate lo stesso giorno io e lei, nello stesso ospedale.
Cresciute insieme, un corpo e un'anima.
Simbiosi totale.
Poi ci siamo perse di vista.
Quanti anni sono passati....diciassette!
Un allontanamento graduale all'inizio, poi non l'ho vista definitivamente più.
La guardo e penso che non è cambiata, sembra sempre una ragazzina, la stessa pelle liscia, le stesse labbra morbide di tanto tempo fa.
Non ho mai smesso d pensare a lei e poi ieri me la ritrovo lì all'improvviso, in quel posto così poco intimo.
E penso che è splendido anche così, che la vita ti scorre addosso, dentro e fuori, ti striscia sulla pelle, ti trasforma, ma in un attimo puoi ritrovare emozioni che credevi perdute nel tempo.
Oh, sta ceretta brasiliana fa miracoli!
"Capisce signora..."
"Signorina!"
"Capisce signorina? C'è questa piastra che è come una scatoletta cui è collegato il suo pc insieme a quello di altre sei persone"
Grandioso penso nel mio hard-disk cerebrale da questo momento in poi PIASTRA non sarà più solo quella cosa che serve per rosolare i wurstel ma anche una fottuta scatoletta da cui dipende la mia lucidità mentale.
"E quindi?"
"Bruciata"
"BRUCIATA?"
"Bruciata. Se tutto va bene la riparano in quindici giorni."
Adesso.
Non so se mi spiego.
Non so se riuscite ad immaginare.
Io vi giuro che vorrei conoscerle queste altre sei persone, guardarle negli occhi, sapere se anche loro hanno la bava alla bocca, incubi notturni ed inspiegabili tremori agli arti inferiori.
Se anche loro hanno sviluppato un inquietante tic nervoso che li spinge compulsivamente ad accendere e spegnere la luce o a lavarsi le mani incessantemente avendo cura di eliminare ogni singola bollicina dalla saponetta.
Io mi sento vicina al loro dolore.
Empaticamente proprio.
Io vorrei anche sapere quanto hanno resistito loro prima di recarsi in un internet cafè e chiedere con occhi luciferini quanto costa all'ora.
Se anche a loro è stato rivolto quel fastidioso sguardo compassionevole che presumo si rivolga solo agli eroinomani all'ultimo stadio.
"Due euro l'ora, quindici euro la tariffa mensile"
Che poi tutto sommato è carino qui.
Il mio spirito romantico e bohemienne è entusiasta all'idea di frequentare questo luogo afoso, di osservare queste persone attorno a me che ticchettano sui tasti in preda alla nevrosi più nera, al pensiero di tutte queste parole che vengono scelte e scritte ed inviate ai quattro angoli del globo.
Il mio spirito più terra terra -invece- è entusiasta per lo schianto con i capelli un pò lunghi che serve il caffè.
Fottiti Alice, io prendo la tariffa mensile.