Essere single quando hai il ciclo fa schifo.
Non avere accanto uno straccio d'uomo quando Madre Natura opera i suoi affascinanti ed oscuri misteri nel tuo bassoventre è la cosa più deprimente del mondo.
Perchè l'uomo, in quei giorni, serve.
Diciamolo.
In quei giorni, quando la donna cessa di avere una volontà propria e si trasforma in un inerme manichino nelle mani di Sua Maestà l'Ormone, un maschio accanto è la soluzione ideale per dare libero sfogo ai mefistofelici mutamenti d'umore e di personalità.
Ad esempio.
Mettiamo il caso che l'Ormone, comodamente assiso sul trono delle tue ovaie, comandi GLUCOSIO ABBESTIA.
Tu stai lì sul divano, verde come la bambina dell'Esorcista, incazzosa come Godzilla, ed improvvisamente ti assale un'irrefrenabile voglia di Pandoro con la Nutella, fettine di banana, granella di nocciole ed una bella spruzzata di panna spray a guarnire.
Amoreeeeeee miagoli lamentosa ed il maschio docile va in cucina.
Mentre stai lì a guardarlo -e pensi che tutto sommato gli uomini non sono solo delle inutili suppellettili come hai sempre creduto- ecco che l'Ormone comanda RABBIA.
Il sangue comincia a ribollirti nelle vene e tu continui ad osservare quell'essere innocente che -ignaro bersaglio di vibrazioni elettromagnetiche di segno negativo- sta tritando le nocciole col minipimer.
Cristo quanto lo odio! pensi devastata dalla furia demoniaca mentre lui intanto è passato ad affettare le banane Guardalo là! Ci si può impiegare un'ora per affettare una maledetta banana? Guardalo come si applica! E poi quei pantaloni a quadri! Si può essere così imbecilli da comprare un paio di pantaloni a quadri?
Stai quasi per cedere alle lusinghe dell'omicidio preterintenzionale, quando parte il comando COCCOLE.
E qui scatta la vera tragedia.
Perchè se in quel momento hai un uomo accanto, puoi comodamente inchiodarlo al divano, acciambellarti tra le sue braccia sbattendo gli occhioni e cominciare a fare le fusa implorando bacini tenerosi e dichiarazioni d'amore immortale.
Se sei single -ed è pure domenica pomeriggio- non ti resta altro che raccattare il tuo vecchio peluche senza occhi, trascinarti sul divano con la tua tutona di pile e rannicchiarti vicino alla finestra a guardare la processione di coppie felici che vanno a fare la spesa da Auchan.
Qualche giorno fa spunta a casa Fratello Tossico con un amico.
"Ti presento Mario"
Una certezza mi trapana gli emisferi cerebrali.
"Mario io ti conosco"
"Dici?"
"Sei di Catania?"
"No, di Napoli"
"Dai Mario, sii buono che c'ho l'ictus facile. Spiegami perchè ti conosco"
"Forse perchè sono uno dei Neri Per Caso"
Silenzio e balle di fieno che rotolano.
"I Neri Per Caso? Ma che dici Mario? I Neri Per Caso? Quei sei manigoldi che facevano techetè techetè che poi i Fichi D'India li hanno sfottuti a vita? Ma dai Mario non fare l'imbecille! Chi vuoi che ci creda? Suvvia adesso ti faccio vedere che a me non la si fa, che io c'ho i mezzi informatici e li so usare! Pensavi fossi la solita cretinetta, eh? Confessa! Ma adesso io ti piglio Google, Mario! Lo conosci Google? Tu vai lì, ci metti la parolina magica e lui ti trova tutto. Tutto, mi segui? Tu ci metti, che so, George Clooney, e lui ti dice che colore c'aveva le mutande il giorno della prima comunione. Eh! Ti sembravo una sprovveduta, eh Mario? Volevi fare lo sborone tu! Eccolo qui, Google. Ora ci metto N-e-r-i P-e-r C-a-s-o e lui -vualà- mi tira giù tutte le informazioni. Ora vedi Mario. Ora vedi come ti sistemo! Eccolo qui, ora tu vai nella sezione Immagini e ci trovi tutte le foto dei Neri cosi là. Eccole qui. Stai a vedere Mario. Ora la carica. Ancora un momento e la carica. Ci siamo. Eccola qui. Occazzo."
"Ho un lavoro per te a Palermo, per questo fine settimana. Indosserai i soliti vestiti del campionario haute couture, sfilerai per i clienti, albergo in centro all inclusive con la tua bella stanzetta dove rinchiuderti a doppia mandata, ottimo cache e massimo della serietà."
Mentre ascoltavo queste parole al telefono, sullo schermo ultrapiatto del mio cervellino è comparsa l'immagine di me stessa in abito di chiffon verdemare con lo strascico, sdraiata su un letto d'albergo a quattro di bastoni mentre bevo una Peroni ghiacciata e mastico pane e panelle.
Qualcuno lassù sta scontando un debito bello grosso con me.
Io non me lo spiego altrimenti.
"Amore mio dolce, zuccherino patatoso, vado ad Amsterdam con un mio amico, torno tra cinque giorni esatti. Mi mancherai da morire, penserò solo a te e vivrò nella struggente attesa di rivederti"
Disse Fratello Tossico ad una Tettedimarmo tutta sospiri e giuggiole che lo salutava con la manina al terminal partenze internazionali dell'aereoporto.
"Ti porterò il regalo più bello che tu abbia mai visto!"
"Riportami il tuo cuore e sarò felice"
"Abbello, per me vedi di portare un bel paio di zoccoloni olandesi di legno con la punta all'insù o non osare fare rientro in patria!"
Puntualizzo io che in quanto a sentimentalismo ho l'allure di un boscaiolo.
Fratello Tossico parte.
Dopo tre giorni si ripresenta a casa con un delizioso mazzolino di tulipani intagliati nel legno.
"E tu che michia ci fai qua?"
"Sssshhhhh zitta, ho delle tresche da risolvere. Femmine ovviamente. Non dire nulla a Tettedimarmo"
Il folle ha anche intenzione di inscenare un finto arrivo all'aereoporto con tanto di trolley vuoto, e di farsi venire a prendere dalla ignara fidanzata.
E qui vi voglio.
Cos'avrà fatto mai la Svitata di fronte ad un succulento gossip come questo?
A. Ha taciuto ed ha retto il losco gioco di Fratello Tossico conquistata dai tulipanini arancioni con la fogliolina verde.
B. E' corsa a spifferare tutto a Tettedimarmo conquistata dai suoi occhioni innocenti, tessendo così le trame del disegno che la vedrà un giorno sull'altare con la bella cognata.
C. E' uscita ed è andata a mangiare un arancino conquistata dall'odore godurioso del sugo col ragù.
Si, ho fatto la cubista.
"Dai, stai tranquilla!" mi diceva Tettedimarmo al telefono sabato pomeriggio "Si va lì, si balla sul cubo per un'oretta e si torna a casa"
All'esposizione delle mie laceranti perplessità sul tema abbigliamento lei mi cinguetta tutta fall in love sugar baby honey "Stai serena, per non fare ingelosire quell'orsacchiottone di tuo fratello ho deciso per un look tranquillo e poco appariscente, un vestitino corto con le farfalle, io azzurro e tu rosa confetto!"
Nascondo il brivido di raccapriccio che mi percorre la schiena all'idea di indossare qualcosa che nel mio macabro immaginario associo solo a quella smutandata della Paris Hilton e accetto.
Alle ventunettrenta, lo sapete, passa a prendermi a bordo di una monovolume guidata da tale Marcello, tecnico del suono nonchè autista d'occasione, che appena mi vede fa "Buonazera signorinella, avanti si accomodassi che andiamo a pigghiare u diggièi, Ismaele"
Mi blocco con la coscia a mezz'aria mentre entro in macchina.
"Ismachè?"
"Ismaele, u diggièi. Avanto chiudissi la porta ca partemu"
Partiamo.
Lasciamo la città.
Luci lontane.
Distese di agrumi.
Capre.
Il sospetto si insinua nei recessi sanguinolenti della mia corteccia cerebrale.
"Scusate, ma questa discoteca dove si trova di preciso?"
"A Canicattì signorina, unni sta mia mamma. Un bello paese, sapi? Ci sono belli fichidindia, ci piacciono i fichidindia a lei?"
Canicattì.
Il paese più isolato in mezzo alle campagne dell'arido, selvaggio, primordiale entroterra siculo.
Lancio un'occhiata fulminante a Tettedimarmo che languida sbatte gli occhioni innocenti.
"Non te l'avevo detto?"
Dopo due ore e mezza di macchina tra stradine tortuose a cavallo delle colline dell'interland nisseno, e dopo aver avvistato un repertorio faunistico che ritenevo definitivamente estinto, arriviamo.
Scusate, ripeto, dopo DUE ORE E MEZZA DI MACCHINA.
Parcheggiamo, scendiamo e mentre affondo con i miei tacchi 12 in mezzo ai vigneti argillosi, una voce squarcia le tenebre "Minchia che friddu! Pure la nebbiolina c'è! E meno male ca mi portai bello maglioncino di lana! E come devono abballare ste signorinelle menze nude all'aperto, ah?"
Silenziosamente mi concentro per inviare onde elettromagnetiche omicide a quella svalvolata di mia cognata che intanto s'è smaterializzata in direzione dello spogliatoio.
La dicoteca, va detto, è bella per davvero.
"Sbrighiamoci che si fa tardi! Tieni, tu indossa questo bustino, le coulotte e le giarrettiere con i pon pon!" mi investe una vocina innocente appena entro nello spogliatoio.
Un enorme punto interrogativo rosa shocking con le lucine lampeggianti verde smeraldo si materializza sulla mia testolina.
Al mio sguardo pietrificato si affretta a spiegare "Ah, si. Ho litigato con tuo fratello, quindi per ripicca ho abbandonato i vestitini poco appariscenti ed ho scelto il look baldracca del porto"
Così, naturale.
Come se mi stesse spiegando che lei le patate nella caponata ce le mette.
"Su, su! Si fa tardi! Vestiti che ti faccio le foto col telefonino!"
Gente, io vorrei tanto spiegarvi quello che ho provato in quei momenti.
Mentre mi vesto, una nube di paillettes dorate mi investe in pieno, prendendo per sempre possesso degli anfratti più reconditi e segreti delle mie membra, appiccicandosi a qualsiasi superficie esposta, sulle ciglia, tra i capelli, dentro le tonsille, parevo la Stella Cometa sulla mangiatoia del redentore.
"Sei perfetta, andiamo!"
Mentre esco dallo spogliatoio e raggiungo quel cubo nero circondata da una mandria di maschioni della sicurezza mi sento troppo Madonna agli Emmy Awards.
Dopodichè, tutto si è svolto nelle regole.
Più semplice e banale di quello che può sembrare.
Ballare? Ho ballato.
Il palo? Si, c'era.
I faretti? Sparati dentro i bulbi oculari.
La musica? Una cagata house che non finiva mai.
Un'ora esatta, dopodichè acchiappiamo il cache, riprendiamo sembianze umane, filiamo in direzione della macchina e chi s'è visto s'è visto.
Mentre Tettedimarmo prende possesso dell'intera fila di sedili posteriori e crolla in un sonno ecatombale, io mi appiccico al finestrino e, sputazzando paillettes dorate, stanca ma tutto sommato sveglia, mi incanto a guardare l'alba e lo scintillìo di Venere.
Che spunta fra la tacita selva in su la rupe, nunzio del giorno.
Sabato mattina mi chiama Tettedimarmo.
"Stasera devi lavorare con me tipregotipregotipregotiprego!"
"E' quel lavoro di cui mi parlavi ieri?"
"Si"
"Non se ne parla"
"Dai!"
"Mi vergogno"
"Ma è facilissimo, dai non rompere le palle!"
"Non ce la posso fare.E se cado? E se mi spezzo l'osso del collo? E se mi sento un baccalà?"
"I vestiti li porto io"
"E se c'è qualcuno che conosco? Mi piglierà per il culo fino alla mia dipartita finale"
"Ti passo a prendere alle 21.30, ciao!"
E' passata a prendermi alle 21.30.
"Che taglia porti tu?"
Quando mio fratello esordisce con questi toni al telefono a me già corre un brivido felino lungo la schiena.
"Prendo la taglia X (suvvia, non vi aspetterete simili confessioni)!" rivelo docile ma guardinga.
"Bene, sabato e lunedì fai la modella in uno show room di abiti da sera! Ciao!"
Collasso cardiocircolatorio e sipario.
....
....
No, dico, ma vi rendete conto?
C'è questa gente ricca sfondata che, in preda a raptus spenderecci, fissa un appuntamento con una boutique in una sala di un albergo sciccosissimo e pretende di avere a totale disposizione tartine al caviale, coppe di champagne e modelle in carne ed ossa per evitare alle loro giovani e cagionevoli mogli di compiere lo sforzo supremo di infilarsi dentro un Gucci.
Quindi devo farlo io.
Questa è la ricompensa divina per le mie preghiere, me lo sento.
Il Signore ha ascoltato le mie richieste, quando lo supplicavo di farmi entrare nel cast di Pretty Woman anche solo come manichino di Rodeo Drive, ed ora le ha esaudite.
Io non so se vi è chiaro, quindi ve lo scrivo in grassetto.
Una femmina che viene pagata per indossare vestiti da sera.
Dio esiste.
Non so se da voi si usa.
Qua nell'estremo nord dell'Africa, appena compri un qualsiasi mezzo a motore scatta la febbre da regalo del talismano.
Si va dal talismano di classe, il quadretto in pura plastica color oro zecchino, con Santa Rita da Cascia prostrata in lacrime e la scritta PROTEGGIMI TE NE SUPPLICO, a quello tecnologico, con l'ologramma della Madonna di Guadalupe che se lo muovi a destra e a sinistra un pò ride e un pò spupazza il bambinello, per finire con il classico dei classici, il must, il cult.
La leggenda.
Il cornazzo rosso.
Hai voglia a dire io a queste cose non ci credo, rifiutare il cornazzo rosso è come snobbare la sfiga, come lanciare una sfida alle quadrature astrali, alla luna nera, alll'intero campo energetico planetario che comincia a tramare contro di te ed il tuo incauto gesto col fine ultimo di vedere la carrozzeria del tuo fiammante biruote sfregiata da un ALFIO E CONCETTA FOREVER inciso con la chiave.
Quindi io ci credo.
Lo dichiaro.
Siete testimoni.
Sia messo a verbale.
E vi dirò di più!
Visto che da mesi ormai imperversano nella piattaforma milioni di contest e concorsi vari, io lancio il mio personalissimo, a mio unico uso e consumo, il contest che, grazie al vostro prezioso contributo, mi aiuterà a tenere la sfiga lontana dal mio capino innocente:
METTI UN CORNO ALLA SVITATA!
Raccattate nel web tutti i cornazzi che riuscite a trovare e portateli qui, seppellitemi, annegatemi, soffocatemi tra le corna!
Al mio....VIA!
Da oggi inquino pure io.
Pochino, ma inquino.